Tra il 2021 e il 2025 le imprese sono diminuite di 217.942 unità: quasi 150 al giorno, cioè oltre 6 ogni ora. Ma questa riduzione non riguarda tutte le attività. C’è un segmento, piccolo ma sempre più importante, che ha visto un netto aumento: è quello delle imprese con titolari stranieri.
Secondo il Ministero del Lavoro e Unioncamere, negli stessi quattro anni le imprese degli stranieri in Italia sono aumentate del 6%. Oggi sono 678.004, delle quali 603.983 segnalate come attive al Registro delle Imprese, con un saldo tra iscrizioni e cessazioni sempre positivo, tra 14.500 e 16.200, a seconda degli anni. La grandissima maggioranza di queste attività economiche, 481.983, appartiene a titolari extra-europei.
Siamo di fronte a un fenomeno importante, perché l’aumento delle aziende possedute da stranieri è stato superiore all’incremento del numero degli stranieri stessi presenti in Italia, che tra 2021 e 2025 è stato del 3,9%. A salire è quindi anche il grado di imprenditorialità degli immigrati arrivati nel nostro Paese: non a caso le loro imprese rappresentano l’11,5% di quelle totali, ovvero una proporzione maggiore a quella degli stranieri sulla popolazione (che è del 9,1%).
Nelle costruzioni, inoltre, la quota di imprese straniere arriva al 20,5%, grazie a un incremento che dal 2021 è stato di ben il 14,2% (+20,5% nel caso di quelle di extra-europei). Sono più della media, il 13%, anche nel segmento dell’alloggio e ristorazione, e il 14,7% in quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio, anche se in questo caso, in realtà, in quattro anni si è verificato un calo dell’1,7%.
Il record di imprese straniere è a Prato, Trieste, Imperia
Insomma, nonostante permanga la percezione degli imprenditori immigrati come titolari di un negozio o di un ristorante, le loro attività si stanno diversificando. Infatti, l’aumento più significativo tra 2021 e 2025 ha riguardato le imprese straniere nell’industria, +15,6%, e la loro incidenza ha superato quota 10% del totale in quelle della manifattura. Il 44,6% delle aziende manifatturiere straniere, tra l’altro, ha un titolare cinese. In fatto di nazionalità, più in generale, sono 54.115 le imprese in mano a cittadini romeni, altre 56.642 sono di marocchini, mentre 52.267 appartengono proprio a cinesi.
In base a questi dati si comprende che non è un caso che la provincia con la maggiore incidenza di imprese straniere, il 32,7% del totale, sia Prato, dove la comunità cinese è predominante. Seguono, con il 20% e con il 18,2%, Trieste e Imperia, dove influisce la vicinanza al confine, e poi Firenze e Reggio Emilia, con il 18,1% e il 16,7%. Un altro particolare è ovvio: stiamo parlando di imprese mediamente più piccole della media. Confcommercio ha evidenziato che nell’ambito del commercio e dell’alloggio-ristorazione, le imprese straniere hanno mediamente 1,7 lavoratori, in calo rispetto all’1,9 del 2012 e molto inferiore ai 3 addetti per attività delle imprese di italiani. La prossima sfida per queste attività, quindi, sarà probabilmente l’aumento della produttività e la crescita dimensionale.