Aumentano i laureati che hanno studiato negli istituti tecnici

Aumentano i laureati che hanno studiato negli istituti tecnici
13-07-2026

I laureati italiani aumentano (+25,4% in 10 anni), ma soprattutto cambiano, diventando sempre più mobili, sempre più diversificati, forse sempre meno élite. Partiamo dalla scuola di provenienza: tra il 2015 e il 2025 i “dottori” con alle spalle studi liceali sono scesi dal 75,6% al 71,5%, con un calo importante dei diplomati al liceo classico, diminuiti dal 16,2% all’11,2%, e una ancor più netta riduzione nel caso dello scientifico, dal 42,8% al 36,3%. Sono invece aumentati (e di molto) i laureati provenienti dal liceo linguistico o delle scienze umane, passati dal 14,7% al 21,4%. Ma soprattutto sono in forte crescita quelli che hanno studiato in istituti professionali e tecnici, passati dal 22% al 24%, così come quelli con un diploma conseguito all’estero, saliti dal 2,3% al 4,3%.

Questi dati assumono ancora più valore se consideriamo che, in realtà, dagli anni 2000 in poi la quota di iscritti nei licei sul totale è cresciuta molto, fino a diventare maggioritaria, mentre è diminuita la fetta di studenti che frequentano istituti tecnici e professionali. Significa che l’università ha allargato il proprio bacino, attingendo in misura crescente tra chi prima si fermava dopo un diploma da geometra o da perito.

Torniamo ai numeri. Sono aumentati anche i laureati con almeno un genitore a sua volta laureato: in 10 anni sono cresciuti dal 28,5% al 34,7%. Questo dato è certamente la conferma di una trasmissione “ereditaria” delle scelte educative nelle famiglie, ma allo stesso tempo è da mettere in relazione a un incremento della frequenza degli studi universitari anche nella generazione dei genitori.

Crescono quelli che studiano lontano da casa
Il profilo dei laureati è più variegato anche dal punto di vista geografico. Quelli con la residenza al di fuori dalla regione in cui si trova il loro ateneo sono passati in 10 anni dal 22,2% al 25,8%. È poi aumentata la quota dei cittadini stranieri, dal 3,4% al 5,6%, un incremento importante visto che la proporzione di non italiani nello stesso periodo è rimasta stabile al 10% tra i 20-24enni: è il segno che i giovani di origine straniera arrivano sempre più spesso fino alla laurea.

Coerente con questo quadro è il cambiamento delle condizioni di studio. È nettamente calata la quota di chi ha vissuto per la maggioranza del corso di laurea a meno di un’ora dall’ateneo (dal 72,4% al 63,4%), mentre sono cresciuti coloro che hanno usufruito di borse di studio (dal 22,1% al 28,8%), le quali molto spesso, infatti, sono concesse ai fuorisede.

Dato certamente significativo: sono aumentati anche coloro che lavorano mentre studiano, se consideriamo solo quanti sono stati occupati a tempo pieno o part time e non in modo occasionale. Questi sono passati dal 29,4% al 36,4%. In aggiunta a queste esperienze ci sono quelle dei tirocini curriculari riconosciuti dall’università, che nel 2025 hanno coinvolto il 60,9% degli studenti, contro il 55,5% del 2015.

Il ritratto che ne esce è quello di un laureato meno legato a vecchi schemi, per esempio al modello “liceo e poi università sotto casa”, uno studente che si muove e che viene in contatto con il mercato del lavoro più presto e meglio di quanto avvenisse in precedenza. È la fotografia di un’università un po’ più aperta e più somigliante al Paese reale. Ma sarà un bene?