Per necessità o per decisione strategica le imprese italiane diventano sempre più digitali. A farlo sono soprattutto quelle che erano rimaste indietro nell’adozione di strumenti informatici e delle nuove tecnologie. Così, tra 2024 e 2025 passano dal 27,2% al 38,1% le aziende caratterizzate da un alto o molto alto livello di digitalizzazione, ovvero che hanno intrapreso quasi tutte le attività che l’Istat ha individuato come qualificanti a livello tecnologico. Ci sono l’analisi dei dati, l’adozione di software ERP e CRM, l’acquisto di servizi cloud computing, ma anche l’utilizzo di intelligenza artificiale o, ancora, la presenza di una rete ad alta velocità e la connessione a internet di più del 50% degli addetti.
Come è facile immaginare i risultati cambiano molto in base al settore, con le attività più puramente manifatturiere o i servizi fisici alla persona che presentano in media livelli di adozione delle tecnologie più bassi, ma è proprio in questi che si nota il maggiore progresso. Per esempio, nell’industria dei prodotti in legno e carta, in cui la percentuale delle aziende ad alta o molto alta digitalizzazione nel 2024 era solo del 22,5%, c’è una crescita del 15,2%, quindi ben maggiore della media.
Più alto ed importante, perché si tratta di un comparto di grandi dimensioni, è l’incremento nel commercio al dettaglio dove si passa dal 22,9% al 39,8%, +16,9%. Ancora più forte è l’aumento, poi, nel settore della ristorazione, dove l’anno scorso a vedere un livello di digitalizzazione elevato era solo il 3,9% delle attività e in cui invece quest’anno si è raggiunto il 24,4%, +20,5%.
Il tasso di adozione dell’IA raddoppia
L’uso di strumenti digitali è inoltre cresciuto di oltre l’11,9% nelle piccole imprese (10-49 addetti) e del 12,2% nel Mezzogiorno. Valori simili, dunque. Sud e Isole, del resto, sono le aree dove comparti caratterizzati dalle piccole dimensioni come, appunto, commercio o ristorazione, sono più presenti.
Ma nel progresso verso la digitalizzazione qual è il ruolo della diffusione dell’intelligenza artificiale? Siamo di fronte a una rapida crescita, ma non ancora a un boom generalizzato. La sua adozione interessa il 16,4% delle aziende, un dato esattamente doppio rispetto all’8,2%, del 2024, ma parliamo pur sempre di una minoranza.
La diffusione dell’IA, infatti, riguarda ancora soprattutto i comparti ad alto contenuto tecnologico: raggiunge per esempio il 53% delle aziende di informatica (+16,3% in un anno), il 35,7% delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+16,1%) e il 37,3% delle telecomunicazioni (+9,7%). Tuttavia, l’intelligenza artificiale è sempre più adottata anche in altri segmenti di imprese, in quei comparti che si prestano meglio al suo utilizzo, come le attività editoriali e di produzione cinematografica e televisiva, dove rispettivamente il 39,5% e il 49,5% delle imprese la usa, con un incremento di ben il 21,3% e il 21,2% rispetto al 2024. Non è un caso, poi, che una crescita analoga, dal 13,4% al 35%, dell’adozione dell’IA nei processi aziendali abbia interessato anche le attività delle agenzie di viaggio o i servizi di prenotazione connessi.
Le aziende di questi settori, però, sono generalmente di maggiori dimensioni e concentrate al Nord. È per questo che l’utilizzo dell’IA cresce più della media al Nord-Ovest, salendo del 10,4%, dall’8,9% al 19,3%. Ma è soprattutto nelle imprese con più 250 addetti che il grado di adozione dell’IA e l’aumento sul 2024 sono stati maggiori: tra queste aziende l’adozione arriva al 53,1%, +20,6%, rispetto all’anno scorso, contro il 14,2% delle aziende con 10-49 addetti.
Quella della diffusione dell’intelligenza artificiale nelle Pmi rimane dunque una grande sfida per il nostro sistema economico. I passi avanti ancora da fare restano tanti, ma i dati del 2024-25 fanno ben sperare per il futuro.