I posti vacanti rimangono alti e salgono ai livelli massimi nella sanità

I posti vacanti rimangono alti e salgono ai livelli massimi nella sanità
13-01-2026

Le imprese italiane continuano a non trovare personale. Il tasso di posti vacanti nel terzo trimestre del 2025 è salito all’1,8%, un dato dello 0,1% più elevato rispetto al secondo trimestre e molto più alto dell’1,3%-1,4% del pre-pandemia. Rispetto allo stesso periodo del 2024, però, gli occupati sono saliti solo dello 0,2%, mentre il Pil è salito dello 0,6%. Viene quindi confermata una certa difficoltà strutturale in molti settori nel reperire risorse umane, nonostante la domanda di lavoro non sia elevata, anzi. Basti guardare al tasso di occupazione dei giovani con meno di 35 anni, in discesa dell’1,6% tra il terzo trimestre 2024 e il terzo del 2025.

In particolare è nei servizi che si è riscontrato un tasso di posti vacanti maggiore della media, dell’1,9%, e in aumento rispetto alla prima parte dell’anno. La percentuale più elevata si è raggiunta nel comparto dell’alloggio e ristorazione, dove si è arrivati al 2,9%, in netta crescita rispetto al 2,3% del secondo trimestre e non giustificabile con la stagione estiva, visto che si tratta di dati destagionalizzati. In questo comparto, tuttavia, il tasso di posti vacanti è sempre stato più alto della media ed è tornato ai livelli già toccati prima del Covid, quando era maggiore del 3%, per poi toccare dei record negativi (positivi dal punto di vista del sistema economico) nel 2022 e 2023.

La maggiore carenza di personale è nell’alloggio e ristorazione
La difficoltà nel trovare addetti nel settore della ristorazione, caratterizzata da alta intensità di lavoro e da margini (e quindi salari) ridotti, non è certo una novità. A caratterizzare gli ultimi anni è stato piuttosto l’allargarsi della carenza di lavoratori anche ad altri settori, in particolare quelli che utilizzano personale mediamente istruito. Un esempio lampante è la sanità: qui il tasso dei posti vacanti nel terzo trimestre 2025 ha raggiunto per la prima volta il 2%, una soglia mai toccata prima. Negli ultimi anni era stato decisamente sotto la media nazionale e prima del Covid non aveva quasi mai toccato l’1,5%, spesso fermandosi sotto l’1%.

L’offerta di professionisti del settore non tiene il passo dell’aumento della domanda di servizi sanitari, innescata anche dall’invecchiamento demografico, che colpisce questo comparto più di altri.  Nonostante non siano stati raggiunti dei record, poi, la percentuale di posti vacanti rimane alta (sopra la media e superiore a quella pre-Covid) anche nell’ambito delle attività professionali, scientifiche e tecniche (2,3%), dell’istruzione (2,2%), delle attività sportive, artistiche, di intrattenimento (2,1%).
 
La presenza di un mismatch delle competenze e di una domanda di personale non soddisfatta interessa tutta Europa, ma in Italia è cresciuta più che altrove. Il tasso di posti vacanti medio nell’Ue, infatti, nel trimestre estivo del 2025 è stato del 2%, solo due decimali sopra il nostro, mentre nello stesso periodo del 2019 si passava dal 2,3% europeo all’1,4% italiano. Siamo di fronte a un ulteriore effetto strutturale della crisi demografica, che si unisce alle note problematiche nel collegamento tra sistema dell’istruzione e mondo del lavoro. Osservando anche i dati sull’emigrazione dei giovani, tuttavia, non si può dubitare che anche la questione salariale giochi un ruolo di primo piano in queste evoluzioni. Salari, demografia e istruzione sono, in effetti, tre ambiti fortemente interconnessi dalla cui gestione dipenderà il futuro della nostra economia.