IL BIMETALLISMO

diverse monete
08-08-2022

Il bimetallismo è un sistema monetario che consiste nella circolazione di due monete, storicamente, d’oro e d’argento, il cui valore nominale equivale al valore intrinseco del metallo nobile contenuto in esse.

Tutte le monete coniate hanno un potere liberatorio illimitato, ossia possono circolare liberamente e, se è consentita la circolazione cartacea, i biglietti possono essere convertiti in esse.

Pertanto, questo sistema permette la libera importazione ed esportazione dei due metalli monetari e i cittadini hanno il diritto di coniazione, consistente nel diritto di portare alla zecca i metalli e chiedere la trasformazione di questi ultimi in monete, e il diritto di fusione, ossia, il diritto di convertire le monete in metallo per fini industriali.

I sostenitori del bimetallismo affermano che il rapporto legale fisso consente il contenimento delle oscillazioni nel valore commerciale dei due metalli nell’ottica di una stabilizzazione dei prezzi dei prodotti.

Invece, molti economisti si oppongono al bimetallismo, perché affermano (Legge di Gresham) che se un metallo è caratterizzato da un valore commerciale minore del valore legale (moneta “cattiva”), mentre per l’altro (moneta “buona”) si verifica il contrario, il primo “scaccerà” il secondo dalla circolazione. Abbiamo trattato quest’ultimo argomento nell’Introduzione del nostro primo articolo sulla storia della moneta.

Lo Stato, per bloccare la speculazione dovuta al divario tra parità legale e parità commerciale tra i due metalli, può ridurre il peso delle monete più apprezzate, oppure può sospendere o vietare la libera coniazione di quelle deprezzate. Si parla, in questo caso, di Bimetallismo incompleto o zoppo.

Nel 1865 l’Unione monetaria latina (Belgio, Francia, Italia, Svizzera e, dal 1868, la Grecia) cercò di mettere in atto il bimetallismo su scala internazionale.

Si trattava di un tentativo di stabilire una integrazione internazionale alternativa a quella di Londra fondata sull’oro e la sterlina. E la Gran Bretagna, infatti, non aderì.

Barry Eichengreen, uno dei maggiori storici economici, spiega che affiancare all’oro le monete d’argento significava anche aumentare la quantità globale di moneta in circolazione e avvantaggiare chi aveva debiti espressi in valori nominali, cioè gli agricoltori (B. Eichengreen, “Gabbie d’oro, il gold standard e la Grande depressione 1919-1939”, Laterza, Bari, 1994).

Analogo è il punto di vista di Roberto Petrini: “L’utopia bimetallista era anche un’ancora di salvataggio per i debitori dell’epoca rappresentati soprattutto dai coltivatori e dai proprietari terrieri, ma anche dagli industriali interessati all’export, come dimostreranno qualche anno dopo, in pieno gold standard, le proteste degli Junker prussiani, degli imprenditori italiani e persino dei produttori di lana del Lancashire” (“Controstoria della moneta”, 2014).

Il bimetallismo si rivelò ben presto instabile.

La fine della guerra franco-prussiana nel 1871 costituì la causa scatenante di questa instabilità:

il risarcimento di guerra pagato in oro dalla Francia alla Germania portò ad un'eccedenza di argento, perché la Germania, passando al sistema aureo, mise sul mercato l'argento.

La grande quantità d'argento immessa sul mercato fu tale che la conseguente svalutazione fu irrecuperabile.

Di conseguenza, tutti i paesi che avevano adottato il bimetallismo, passarono al sistema monometallico.

 

 

Questo testo fa parte di una serie di articoli (qui si può leggere l'introduzionela prima partela seconda partela terza parte, la quarta partela quinta parte,  la sesta partela settima parte, l’ottava parte, la nona parte, la decima parte, l'undicesima parte e la dodicesima parte