La Stagflazione

La Stagflazione
15-03-2022

Nelle ultime settimane sentiamo parlare, sempre più frequentemente, del fenomeno della “stagflazione” e di come questa potrebbe condizionare, nel prossimo futuro, gli scenari macroeconomici globali.  
Prima di spiegare nel dettaglio cosa si intende con questo termine e quali possono essere le sue conseguenze nella nostra quotidianità, troviamo utile soffermarci sulle ragioni che potrebbero averla generata. 
All'origine del fenomeno, in seguito al ritorno alla normalità post pandemica, riscontriamo una situazione di distorsione del mercato, nascente dallo scollamento causato, da un lato, dalla forte e improvvisa richiesta generalizzata da parte dei consumatori di beni e servizi e, dall’altro lato, dalle enormi difficoltà da parte dei produttori di materie prime nel soddisfare le crescenti richieste del mercato. 
Questa distorsione del mercato, a sua volta, ha causato una impennata dei costi delle materie prime energetiche e alimentari, ovvero inflazione (nella sua componente cd.  headline) e l’attuale conflitto in Ucraina, rischia, invece, di compromettere non solo la recente ripresa economica, a causa delle pesanti sanzioni economiche e finanziarie che la comunità internazionale ha inflitto alla Russia in risposta all’invasione ma, soprattutto, di far cadere nuovamente l’economia mondiale in una pesante stagnazione economica. 
Fatta questa premessa, possiamo definire, quindi, con il termine “stagflazione”, quella situazione dell’economia in cui sussistono contemporaneamente, nello stesso mercato, sia l’inflazione che la stagnazione.  
Più in dettaglio, possiamo dire che si ha inflazione quando si verifica un aumento continuo e generalizzato del livello dei prezzi, con conseguente perdita del potere d’acquisto della moneta (il termine “inflazione” deriva dal latino, dal verbo “inflare”, che significa letteralmente “gonfiare”. Infatti, in caso di inflazione i prezzi “si gonfiano”). 
La prima fiammata inflazionistica dell’età moderna si verificò in Europa durante il XVI secolo e fu chiamata “rivoluzione dei prezzi”. 
A causare questa situazione fu, anzitutto, il grande afflusso di oro e argento dall’America, dovuto agli intensi traffici commerciali e alla fondazione di colonie. Vi contribuì, inoltre, l’incremento della popolazione europea, che fece aumentare i consumi, cioè la domanda, e di conseguenza i prezzi.
Tra gli episodi inflattivi più gravi della storia rientra quello vissuto dalla Germania nel 1923 quando la repubblica di Weimar, a causa dei danni che fu costretta a pagare ai Paesi vincitori della Grande Guerra e al conseguente indebolimento economico post-bellico, non seppe controllare adeguatamente il valore della sua moneta.
In seguito, nel passato, si sono susseguiti altri periodi di iperinflazione, come, ad esempio, quelli registrati nei Paesi sudamericani. Anche l’Italia si è trovata spesso a combattere contro l’inflazione.
La stagnazione, invece, è la condizione in cui produzione e reddito nazionale restano immobili, senza aumentare né diminuire. L’episodio più rappresentativo di stagnazione è quello vissuto dal Giappone, nel corso degli anni Novanta, dopo lo scoppio della bolla immobiliare.
La stagflazione, come accennato sopra, consiste nel combinarsi di una situazione di elevata inflazione con una crescita bassa o nulla. Questa combinazione si è verificata alla fine degli anni Settanta, soprattutto nei Paesi occidentali (in particolar modo in Italia), per via dell’aumento dei prezzi del petrolio deciso dall’Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio). Gli shock petroliferi del 1973 e del 1979, infatti, fecero impennare i prezzi dell’”oro nero” di circa 6 volte in pochi anni e, di conseguenza, provocarono un aumento generalizzato dei prezzi di tutti i beni, dalla benzina agli alimentari, dando luogo ad un crollo della domanda interna al paese a cui ha fatto seguito una recessione economica. 
La stagflazione rappresenta un gravissimo pericolo per l’economia, perché è un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Infatti, tra le conseguenze della stagflazione vi è la caduta dei livelli occupazionali: il combinato disposto di meno lavoro e aumento dei prezzi erode il potere d’acquisto delle famiglie, obbligate a pagare di più per bollette, rifornimenti di carburante e cibo. 
Le Banche centrali, purtroppo, non hanno tanti strumenti per contrastare efficacemente la stagflazione. La causa risiede proprio nei mezzi che le Banche centrali hanno a disposizione per far fronte ai due fenomeni della stagnazione economica e dell’inflazione e che possono essere efficaci per contrastarli, purché presi singolarmente, uno alla volta. 
Le Banche centrali, infatti, hanno a disposizione strumenti validi per far “ripartire” il ciclo economico e stimolare l’attività produttiva, principalmente immettendo liquidità nel sistema, e altrettanti ne hanno per “raffreddare” il ciclo economico e stabilizzare l’innalzamento del livello dei prezzi, principalmente drenando liquidità al sistema. 
Tuttavia, quando un’economia è in recessione ma presenta livelli di inflazione elevati, le Banche centrali cosa possono fare? Si presenta, a questo punto, il seguente problema: se tolgono liquidità al sistema, danneggiano un’economia già in crisi, se la immettono non faranno altro che alimentare la crescita dei prezzi senza, peraltro, che ne consegua necessariamente un rilancio della crescita.