L'aumento del credito nel 2020

Nel 2020 il credito è aumentato più che negli anni precedenti, soprattutto quello per le imprese
05-05-2021

Nel 2020 il credito è aumentato più che negli anni precedenti, soprattutto quello per le imprese.

La crisi economica scatenata dalla pandemia e le restrizioni che a questa sono seguite hanno privato una parte importante delle aziende di una parte significativa della domanda che le sosteneva. 

Il crollo del PIL nel 2020 e quello strettamente collegato dei consumi sono degli indicatori molto eloquenti.

Il sistema è stato però capace di mettere in atto elementi compensatori che hanno attutito il colpo. Tra questi ancora più importante probabilmente di sussidi, ristori, sostegni, è stato il credito

Che lo scorso anno in controtendenza rispetto al prodotto interno lordo è aumentato in Italia, soprattutto nei confronti delle aziende. Passando in questo caso dai 708 miliardi e 178 milioni della fine del 2019 ai 750 miliardi e 521 milioni del dicembre 2020.

Se – seguendo la metodologia di Banca d’Italia - non si considerano prestiti cartolarizzati, riclassificazioni e rettifiche e variazioni dovute al cambio, l’incremento risulta ancora maggiore, dell’8,4%, superiore a quello complessivo del 4,1% e a quello dell’1,3% dei prestiti alle famiglie, in gran parte mutui per l’acquisto di una casa. 

Si è trattato di un aumento che è divenuto via via più significativo nel corso dell’anno. Se nel primo trimestre si era mantenuto sotto il 2%, nel secondo, nel terzo e nel quarto vi è stato un vero e proprio decollo del ricorso credito.   
A influire chiaramente le condizioni favorevoli date da un ribasso dei costi di finanziamento grazie all’azione espansiva della Banca Centrale Europea e soprattutto un rischio ridotto per la presenza delle garanzie statali, che finora sono state attivate per un valore totale di 155 miliardi.

Il credito alle piccole imprese cresce meno, ma non nel Mezzogiorno
Come in altri frangenti le piccole imprese, quelle con meno di 20 dipendenti, le piccole attività familiari, hanno segnato performance inferiori alla media delle aziende, ma anche nel loro caso l’incremento dei prestiti loro concessi è di tutto rispetto. Parliamo di un +6,6%, dopo anni di continui e costanti ribassi, con un settore del credito sempre meno utilizzato da questo segmento dell’economia. 
Vi è poi un’eccezione significativa ai dati nazionali, e riguarda le regioni del Mezzogiorno: in tutte l’aumento del credito verso le piccole imprese è superiore a quello che interessa le aziende nel loro complesso. E quasi ovunque tranne che in Abruzzo e in Molise ha superato il 10%, con picchi del 12,3% in Campania e dell’11,3% in Sicilia. Mentre minore è stato l’incremento al Nord, solo del 4,6% in Lombardia.

Naturalmente conta molto la base di partenza. Anche dopo gli aumenti del 2020 le consistenze dei prestiti verso le piccole imprese lombarde ammontano a più di quelle verso tutte le regioni del Sud (Isole escluse), ovvero a 25,7 miliardi contro 19,1. 

E conta il fatto che proprio il Mezzogiorno è stata l’area del Paese più colpita dalla crisi. E quella in cui i settori più penalizzati sono maggiormente presenti. 

E non è un caso, infatti, che se si abbandona la dimensione geografica passando a quella settoriale si osserva che i segmenti in cui il credito è cresciuto maggiormente sono quelli delle attività di alloggio e ristorazione e del commercio. Nel primo caso l’aumento è stato di ben il 18,5% in un anno.

Un buon auspicio per la ripresa
Per quanto il maggiore ricorso al credito sia stata una reazione necessaria rispetto a una situazione di eccezionale gravità, in realtà rappresenta anche un cambio di paradigma
A differenza di quanto accaduto nelle crisi precedenti e soprattutto in quella finanziaria che a vicende alterne ci ha colpito tra il 2008 e il 2013, quando la recessione fu aggravata proprio dalla minore disponibilità del credito stesso, in questa occasione è avvenuto l’opposto. 

Si è messa in atto una strategia anticiclica con la partecipazione attiva delle istituzioni, quelle governative, a livello nazionale ed europeo, e naturalmente delle banche.
La speranza è che quei prestiti che sono serviti inizialmente a fornire liquidità a imprese in difficoltà ora siano utili per investire e accelerare quella ripresa di cui abbiamo assolutamente bisogno.