Nel 2025 sale l’inflazione su alimentari ed energia, scende l’inflazione “core”

Nel 2025 sale l’inflazione su alimentari ed energia, scende l’inflazione “core”
19-01-2026

In media nel 2025 in Italia i prezzi sono aumentati dell’1,5%. È una percentuale piccola, soprattutto se paragonata ai livelli raggiunti nel biennio 2022-23, ma rappresenta un’accelerazione rispetto all’incremento dell’1% del 2024.

L’aumento è stato provocato quasi esclusivamente dai rincari degli alimentari e da una riduzione meno veloce dei prezzi dei beni energetici, che sono diminuiti mediamente del 2,3% nel 2025, a fronte di una discesa di ben il 10,3% l’anno precedente. Nel caso dell’energia non regolamentata il calo è stato del 3,8% (-11,3% nel 2024), mentre quella regolamentata ha subìto un’impennata del 16,2% (-0,2% nel 2024). Ciò ha portato l’aumento della voce di spesa relativa all’abitazione, all’acqua, all’elettricità e ai combustibili in terreno positivo, +1,1%, mentre l’anno precedente aveva visto un calo dei costi del 5,5%.

Anche l’accelerazione dei prezzi di cibo e bevande ha inciso molto sui portafogli delle famiglie: se nel 2024 erano saliti mediamente del 2,2%, nel 2025 si è verificato un incremento del 2,8%. A essere maggiormente colpiti dai rincari sono stati soprattutto gli alimentari freschi, per i quali l’inflazione è passata dal 2,3% al 3,4%, mentre i prezzi degli alimentari lavorati sono passati dal 2,2% al 2,4%.

Una delle conseguenze è che la cosiddetta inflazione "core”, quella che dipende da variabili strutturali ed esclude proprio alimentari ed energia, nel 2025 è stata invece più bassa rispetto al 2024, dell’1,9% invece che del 2%, perché gran parte degli altri beni e servizi sono aumentati molto meno. È il caso delle bevande alcoliche e dei tabacchi, che sono saliti del 2,2%, a fronte del +2,3% del 2024, e dell’abbigliamento e calzature: più 1% rispetto al più 1,2% del 2024. 

I prezzi delle comunicazioni continuano a scendere, ma meno di prima
I mobili, gli articoli e i servizi per la casa, poi, hanno subìto un rincaro solo dello 0,3%, dopo quello dello 0,8% nel 2024, mentre per i servizi sanitari non è cambiato nulla: +1,5% sia l’anno scorso che in quello precedente. I prezzi dei trasporti sono addirittura calati: -0,2%, a fronte di un aumento dello 0,7% nel 2024.

Un rallentamento dell’inflazione si è visto pure nell’ambito dei servizi ricreativi e culturali, +0,9%, contro il +1,3% precedente, e in quello degli alloggi e della ristorazione: +3,4% rispetto al 3,9% del 2024. Continuano a scendere, infine, i costi delle comunicazioni, diminuiti significativamente nel 2025, del 4,9%, anche se meno di quanto fossero calati l’anno precedente, del 5,6%.

Il risultato di questo andamento diseguale del tasso d’inflazione è che il carovita è accelerato soprattutto per coloro che spendono una fetta maggiore del proprio reddito in mantenimento dell’abitazione, bollette e alimentari, ovvero le fasce di popolazione meno abbienti. Per l’Italia sarà essenziale contrastare questa tendenza, che contribuisce notevolmente alla debolezza dei consumi privati registrata negli ultimi anni.