Povertà e esclusione sociale: mai così pochi italiani a rischio

Povertà e esclusione sociale: mai così pochi italiani a rischio
05-08-2026

Diminuisce la fragilità economica in Italia. Secondo l’Istat nel 2025 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è scesa ai minimi storici, toccando il 22,6% rispetto al 23,1% del 2024 e al 25,6% del 2019, ma se il paragone è con il 2015 la riduzione è ancora maggiore, del 6,1%.

Definiamo, per prima cosa, i termini. Una persona a rischio di povertà è chi ha un reddito netto inferiore al 60% di quello mediano (sotto i 13.237 euro l’anno per un single); è in grave deprivazione materiale e sociale quando non può affrontare una spesa imprevista, riscaldare la casa, fare una settimana di ferie all’anno; è in una situazione di bassa intensità di lavoro se vive in famiglie i cui componenti lavorano meno del 20% del tempo normalmente dedicato al lavoro da chi è occupato a tempo pieno. 

La situazione è migliorata di più per una categoria chiave, quella delle famiglie in cui il percettore principale è un lavoratore dipendente: tra 2019 e 2025 quelle a rischio di povertà ed esclusione sociale sono scese dal 20% al 14,3%. È l’effetto di diversi fattori: da un lato il miglioramento occupazionale, che ha aumentato il numero di nuclei con almeno due stipendi, dall’altro la crescita dei sostegni statali ai redditi bassi, con i tagli del cuneo fiscale e, in misura minore, l’introduzione dell’assegno unico. 

Ma per anziani e stranieri c’è un peggioramento

Alcuni dati confermano come l’occupazione e le agevolazioni per i dipendenti siano state la chiave del cambiamento: c’è una diminuzione delle famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale maggiore della media (-3,8%) nel Mezzogiorno, proprio l’area in cui gli occupati sono cresciuti di più. Non solo, i numeri mostrano una riduzione soprattutto per coloro che sono in età lavorativa: per le coppie senza figli con meno di 65 anni il calo è stato dal 20,9% al 16%, mentre per chi, sempre in questo segmento di età, vive solo, per esempio i single, si scende dal 32,4% al 28,6%.  Al contrario, il rischio cresce dal 28,4% al 29,6% per le persone sole che hanno superato i 65 anni di età

Le famiglie con figli in età minorile hanno visto in generale un miglioramento limitato, con una riduzione del rischio di povertà ed esclusione sociale solo dello 0,8% e persino un aumento di quelle in una situazione di deprivazione materiale. Il motivo è che a fronte di un calo dei nuclei fragili con due figli (-3,8%), c’è una sostanziale stabilità di quelli con uno solo e un forte aumento (+9%) di quelli con 3 figli o più, tra cui ben il 44,4% è a rischio. 

Il fatto è che tra le famiglie numerose moltissime sono straniere, e proprio i nuclei con almeno un componente non italiano sono in generale quelli che presentano i dati più negativi: a rischio di povertà ed esclusione sociale erano nel 2019 il 38,1%, saliti al 41,5% nel 2025. Le famiglie italiane, invece, stanno meglio: quelle a rischio sono passate, nello stesso arco di tempo, dal 24% al 20,1%. 

I dati Istat ci restituiscono quindi un quadro in chiaroscuro, con un miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani più poveri nelle aree più svantaggiate, ma allo stesso tempo un peggioramento per gli anziani soli e gli stranieri, che erano già le fasce più fragili della popolazione.