Chi vuole un lavoro ben pagato dovrebbe intraprendere una formazione tecnica, meglio se incentrata sul settore sanitario, e magari tentare un concorso pubblico. Se si vanno a vedere le analisi delle esigenze delle aziende e della Pa si scopre che sono proprio i dipendenti della Pubblica Amministrazione i profili più richiesti nei prossimi anni: il rapporto tra il fabbisogno di personale e quello esistente sarà in media del 4,7% all’anno, contro uno medio del settore privato del 2,6%.
Tra le ragioni c’è certamente la forte domanda di professionisti della salute, in prevalenza pubblici ma anche privati; parliamo, per esempio, di infermieri, fisioterapisti, ostetrici, logopedisti, terapisti, tutti rientranti nella categoria dei tecnici della salute: nel loro caso anche con bassa crescita economica la richiesta annuale ammonterà al 4% del fabbisogno totale di lavoratori. Si sale al 5%, poi, per quelle definite come professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali - ovvero gli Oss (Operatore Socio-Sanitario), molto richiesti nelle Rsa - ma anche gli assistenti odontoiatrici. Pure per i medici la domanda è maggiore della media, al 3,9% annuo.
L’elevata richiesta di personale pubblico, secondo la rilevazione di Unioncamere, non deriva tanto dall’oggettiva domanda di medici o di insegnanti, ma dall’esigenza di sostituire lavoratori più anziani e in via di pensionamento. Tra 2025 e 2029 il 23,1% dei dipendenti pubblici dovrà essere rimpiazzato, mentre tra quelli privati si scende all’11,9%. Emblematico il caso degli insegnanti: tutte le nuove assunzioni sono destinate esclusivamente a sostituire quelli che vanno in pensione.
Ma per alcune professioni c’è forte difficoltà di reperimento
C’è poi forte richiesta anche di professionisti in settori completamente privati, per esempio di tecnici del marketing e della pubblicità, della vendita e della distribuzione, di responsabili acquisti. Nel loro caso il rapporto tra domanda e stock di personale arriva al 5,2% annuo. Del resto, sono professioni caratterizzate da turnover elevato, da un forte impatto della digitalizzazione, che impone nuove mansioni (si pensi all’e-commerce), e da nuove sfide nell’approvvigionamento a causa del panorama internazionale mutevole.
Un forte turnover, ma anche un ruolo quasi insostituibile dall’IA o dai software, denotano l’attività degli addetti all'accoglienza e all'informazione della clientela, nell’ambito del turismo o anche della salute (per esempio all’ingresso di una clinica). Qui la domanda rispetto al fabbisogno sarà del 5,2% annuo.
Tuttavia un conto è cercare personale, un altro è trovarlo: secondo le stime di Unioncamere di maggio 2026, per alcune professionalità le difficoltà di reperimento denunciate dalle imprese sono moltissime e riguardano il 72,1% delle figure richieste nel caso dei meccanici artigianali, dei montatori, riparatori, manutentori di macchine. Sono tanti, il 65,1%, anche i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai cercati ma introvabili. I tecnici della salute, poi, oltre a essere molto richiesti sono anche difficili da reperire, il 65,9% di loro non si trova.
È complicato trovare anche un professionista nei servizi sanitari e sociali (es. Oss) o un tecnico ingegneristico. A contribuire a queste difficoltà non è solo la scarsità di giovani che vogliono intraprendere quelle carriere, ma anche la preparazione inadeguata dei candidati riscontrata dalle aziende, segno evidentemente che c’è bisogno anche di maggiore formazione e di reskilling sia delle nuove generazioni sia di chi è già un lavoratore.